Gioco Autonomo nei Bambini: Come Nasce Davvero e Come Sostenerlo
- Silvia

- 13 mar
- Tempo di lettura: 7 min

“Tutti noi siamo più felici quando possiamo partire da una base sicura per esplorare il mondo.” — John Bowlby
👨👩👧 Caro Genitore,
Sono le 18:47. Siete rientrati in casa da poco. Hai ancora addosso la stanchezza della giornata, ma sai che non è ancora finita.
C'è la cena da preparare, la lavatrice da stendere, magari l'assicurazione da pagare, la risposta al vocale di quell'amicə... Così dici a tuə figliə: “Amore, vai a giocare un po', la mamma deve fare delle cose.”
Ləi prende un gioco, lo guarda, e se ne va.
Dopo trenta secondi è di nuovo lì. “Mamma, giochi con me?”
"No amore, adesso non posso. Inizia tu che poi arrivo."
Ləi ci prova ma poco dopo torna da te dicendoti: "Mamma adesso vieni?"
Tu alzi gli occhi al cielo e pensi "Ma perché non sa giocare da solə? Ho solo bisogno di un momento".
Così apri il telefono e scrivi: “gioco autonomo quando inizia”
Lo fai per trovare una soluzione pratica, ma sotto quella ricerca c’è altro:
Stanchezza.
Bisogno di prendere fiato.
Paura che ci sia qualcosa che non va.
Confronto con altri che sai che “giocano da soli per ore”.
Il gioco è fondamentale per lo sviluppo del bambinə ma ci sono condizioni e bisogni che devono essere soddisfatti affinché questa competenza venga praticata.
In questo articolo risponderemo ad molte domande pratiche ma proveremo anche ad osservare questa capacità da un punto di vista meno comune.
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Quando inizia il gioco autonomo?
A dire il vero l'abilità di intrattenersi da soli non è un'attività che "inizia" bensì potremmo dire che emerge.
Si tratta di un processo che prende forma lentamente, aattraverso tanti piccoli passaggi quotidiani, attraverso micro-momenti, attraverso piccole esperienze che iniziano fin da piccolissimə.
Può essere quel minuto in cui il bambinə continua a impilare i cubi mentre noi siamo poco distanti. Il momento in cui osserva un oggetto, lo gira tra le mani, lo esplora senza cercare subito il nostro sguardo. O quella breve sequenza di gioco in cui sembra completamente immerso nel suo mondo.
Quando si parla di gioco autonomo, spesso immaginiamo un bambinə che gioca, magari per ore, in una stanza mentre l’adulto è altrove. In realtà, nella maggior parte dei casi, l’autonomia nasce in presenza dell’adulto, non nella sua assenza.
E' fondamentale prestare attenzione a questo concetto: da solə infatti non significa senza l’adulto.
Perchè non è tanto una questione di solitudine fisica, ma di sicurezza emotiva.
Il gioco autonomo cresce quando i bambinə percepiscono che l’adulto è una base sicura: che è presente, disponibile, accessibile ma che non risulta mai invasivo.
Questo movimento continuo tra vicinanza e distanza è ciò che permette ai bambinə di sviluppare sicurezza e di conseguenza la concentrazione che permette il gioco autonomo.
Bambinə che "non sanno" giocare da solə: cosa stiamo davvero osservando?
Quando un bambinə fatica a giocare da solə, l’interpretazione più immediata è spesso: “non sa farlo”, “non è autonomo”, “è troppo dipendente dall’adulto”. Ma queste etichette rischiano di semplificare troppo ciò che in realtà è molto più complesso.
Il mio invito quindi è innanzitutto quello di osservare invece di etichettare perchè il comportamento è sempre il risultato di più fattori che si intrecciano tra loro.
Ecco infatti alcuni fattori da considerare:
Temperamento → alcuni bambinə hanno bisogno di più connessione prima di esplorare.
Fase evolutiva → in alcune età il bisogno di relazione è naturalmente più forte.
Stanchezza → un bambinə stancə fa più fatica a restare immerso nel gioco.
Bisogno di regolazione → la presenza dell’adulto aiuta il sistema emotivo a ritrovare equilibrio.
Che gioco si può fare da soli?
Questa è una domanda molto comprensibile, ma spesso anche fuorviante.
Quando i genitori la pongono, immaginano che esista un tipo di gioco specifico che renda automaticamente un bambinə capace di giocare da solə per ore e ore.
In realtà non è (solo) il tipo di gioco a determinare l’autonomia. Nessun gioco rende autonomi di per sé. Lo stesso identico gioco può funzionare molto bene in un momento e non funzionare affatto in un altro.
La differenza non sta quindi solo nel gioco, ma anche nello stato interno: livello di energia, stanchezza, bisogno di connessione, senso di sicurezza emotiva o fase della giornata che sta attraversando.
Un bambinə può restare immerso per venti minuti con pochi oggetti semplici e, in un altro momento della giornata, non riuscire a stare nel gioco nemmeno davanti a materiali molto stimolanti.
Detto questo, esistono alcuni materiali che possono sostenere più facilmente il gioco autonomo. In particolare i giochi destrutturati o aperti, cioè quelli che non hanno un unico modo corretto di essere usati:
blocchi da costruzione
elementi naturali come pigne, sassi o legnetti
oggetti da combinare tra loro
materiali che possono trasformarsi in molte cose diverse, come teli, scatole, pezzi di stoffa o cartone
oggetti di uso comune come pentole, mestoli o cuscini
Questi giochi-non giochi non guidano verso un risultato preciso, ma lasciano spazio all’immaginazione, alla sperimentazione e alla ripetizione, offrendo più possibilità perché il bambinə resti nel proprio gioco.
Tempi ed età del gioco autonomo
“Per quanto tempo è ragionevole che giochi da solə?”.
Dare numeri precisi non è semplice, perché come abbiamo detto prima ogni bambinə ha il proprio ritmo, il proprio grado di energia in un determinato momento ecc ecc, ma esistono indicazioni orientative che possono aiutare a ridimensionare le aspettative.
Nei primi 12-18 mesi il gioco autonomo è fatto soprattutto di micro-momenti: si parla di uno, due minuti di esplorazione, sempre col genitore vicino .
Intorno ai 2 anni questi momenti possono iniziare ad allungarsi leggermente. Molti bambinə riescono a restare immersi nel gioco per 5 minuti. Se l'ambiente è semplice e l’adulto è presente anche 10 minuti.
Tra i 3 e i 4 anni il tempo di gioco autonomo può diventare più stabile e arrivare anche a 10-20 minuti, con pause in cui il bambinə torna a cercare il nostro sguardo o a condividere qualcosa.
Dai 5-6 anni in poi, quando attenzione, immaginazione e capacità simbolica sono più mature, alcuni bambinə riescono a restare nel gioco anche 20-30 minuti, soprattutto se sono coinvolti in attività che permettono trasformazione e costruzione.
n.b. caro genitore, ricorda che questi numeri non sono obiettivi da raggiungere né standard rigidi, ma più che altro tempi medi possibili, che possono comunque variare- e anche di molto- da un giorno all’altro.
Come posso promuovere il gioco autonomo?
La tentazione di cercare strategie o attività specifiche da proporre può essere forte ma, in realtà può essere maggiormente utile spostare il focus: non tanto su cosa far fare, ma su cosa preparare intorno perché il gioco possa avvolgere.
Il primo elemento è la connessione prima della separazione. I bambinə riescono a immergersi più facilmente nel proprio gioco quando hanno avuto prima uno spazio di connessione con l’adulto: un momento di dialogo, qualche minuto di gioco condiviso.
Prepara il contesto. E' importante predisporre un ambiente e un tempo che non richieda continuamente al bambinə di “essere occupato”, ma che lasci margini di esplorazione e di momenti non strutturati che facilitino l’avvio del gioco autonomo (parliamo proprio di noia).
Spazi e materiali accessibili. Meglio che i giochi siano pochi, visibili e raggiungibili, così che il bambinə possa scegliere, iniziare e trasformare il gioco senza dover chiedere continuamente.
Anche la prossimità fa parte di questo processo. La presenza più utile è spesso quella disponibile ma non invadente: una mamma o un papà che resta vicino magari mentre legge, lavora o sistema qualcosa, pronto se il bambino lo cerca, è spesso una delle condizioni più favorevoli perché il gioco autonomo emerga.
Cambio di prospettiva: il gioco autonomo non deve essere visto come soluzione per noi.
Il desiderio che un bambinə giochi da solə è spesso legato ad un bisogno molto concreto del genitore: avere un momento per sè, per lavorare, per sistemare la casa o semplicemente stare qualche minuto in silenzio.
È un bisogno legittimo: prendersi tempo per sé non è un errore e non è qualcosa di cui sentirsi in colpa.
(anzi, ne parlo anche in questo articolo: Burnout Genitoriale)
Quello che a volte crea attrito è quando il gioco autonomo diventa soprattutto una strategia organizzativa.
Ossia quando il messaggio implicito diventa: gioca così io posso fare altro.
I bambinə sono molto sensibili a questo tipo di segnali. Sentono se il gioco nasce come spazio di esplorazione oppure come richiesta di adattamento.
Quando percepiscono che il loro gioco serve principalmente a liberare tempo il gioco fa fatica a partire, si interrompe rapidamente, oppure il bambinə torna continuamente a cercare il genitore.
In questi casi non è necessariamente mancanza di autonomia, ma più il segnale che il bambinə sta cercando di capire se c’è spazio anche per la relazione, non solo per l’organizzazione della giornata.
Più ci sei prima, più può stare senza dopo
Sul tema dell’autonomia e dell’attaccamento esistono ormai numerosissimi studi che, negli anni, hanno mostrano quanto sia lontana dalla realtà la credenza ancora molto diffusa secondo cui, se sto troppo con il mio bambinə, poi non diventerà mai autonomə.
Se lo prendo troppo in braccio non sarà autonomə. Se lo consolo sempre non sarà autonomə. E da qui, il passaggio a se gioco troppo con lui, non imparerà mai a giocare da solo è veramente breve.
In realtà accade il contrario.
Quando un bambino vive momenti in cui l’adulto è davvero presente, attento, disponibile, in relazione, costruisce dentro di sé una base di sicurezza che rende più facile allontanarsi per esplorare.
Quello che fa la differenza ancora una volta non è quindi la quantità di tempo passata insieme, ma la qualità della presenza.
Con il tempo quella presenza diventa interiorizzata: il bambinə sa che la mamma o il papà è lì, accessibile, affidabile. Questa sicurezza gli permette di restare nel proprio gioco più a lungo.
L'errore che ho fatto spesso: interrompere
Quando un bambinə si immerge nel gioco, entra in un tempo tutto suo. Un ritmo fatto di tentativi, ripetizioni, invenzioni. Il gioco non appare tutto insieme ma si costruisce, si trasforma, prende vita poco alla volta.
In quel flusso, basta poco per perdere il filo.
Una domanda mentre sta costruendo. Un suggerimento su come fare. Un'idea offerta per "arricchire" il gioco. Un commento su quello che sta facendo.
Interventi che nascono quasi sempre dalle migliori intenzioni ma che, nel tempo, possono creare una dipendenza dal genitore e rallentare il processo di autonomia nel gioco.
[È un errore che ho commesso spesso anch'io, quando mio figlio era più piccolo. E correggerlo ha richiesto un cambio di rotta su cui ho dovuto allenarmi parecchio.]
Prima di salutarci...
Siamo arrivati alla fine, Caro Genitore, e come avrai capito, il gioco autonomo non è qualcosa da insegnare o un obiettivo da raggiungere, ma l'esito che emerge quando alcune condizioni prendono forma nel tempo.
Quando il bambinə ha spazi e materiali che può esplorare.
Quando mamma e papà riescono, poco alla volta, a fare un passo indietro senza sparire.
Quando si sente al sicuro nella relazione.
In questa prospettiva l’autonomia non nasce dalla distanza, ma dalla relazione.
A presto.
Silvia.





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