Dalla paura alla comprensione: vivere la diagnosi di ADHD in famiglia
- Silvia

- 27 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 29 mar

Capire è molto più importante che etichettare. - Carl Rogers
👨👩👧 Caro Genitore,
Ci sono fatiche che tutti i genitori conoscono e che, in qualche modo, fanno parte del viaggio stesso della genitorialità, perché sono prevedibili, condivise, quasi attese, come la stanchezza che si accumula a fine giornata, le crisi del biscotto rotto o quei momenti in cui sembra di non riuscire a stare dietro a tutto.
Ma ce ne sono altre, più difficili da riconoscere e soprattutto da condividere, perché non sempre trovano uno spazio o una comprensione negli altri, e spesso restano quindi un po' sospese, accompagnate dalla sensazione che qualcosa non torni.
Conosco Valentina Aveta da più di un paio d'anni.
Le nostre strade si sono incrociate in un percorso di crescita personale. Ho sempre ammirato il suo lavoro e la sua capacità di affrontare il tema delle neurodivergenze così delicatamente e al tempo stesso in maniera così dinamica e pratica che, qualche settimana fa, le ho chiesto di essere mia ospite nell'intervista del mese.
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Cosa troverai nell'intervista su Adhd e Neurodivergenze:
Ci siamo avventurate in questa intervista con lo scopo di entrare con gentilezza ma anche con chiarezza in quello spazio fatto di dubbi, paure, resistenze e domande che molti genitori vivono quando la quotidianità diventa eccessivamente pesante e il voler ricevere risposte diventa un bisogno urgente.
Abbiamo parlato di ADHD, ma lo abbiamo fatto cercando di spostarci da una visione fatta solo di etichette e definizioni, per aprire invece uno sguardo più ampio e più umano, che permetta davvero di comprendere il funzionamento del bambinə e non semplicemente di classificarlo.
Perché una diagnosi, quando viene compresa nel modo giusto, non è qualcosa che limita o definisce, ma può diventare una chiave di lettura preziosa, uno strumento che aiuta a dare senso a ciò che prima sembrava confuso, e che permette di costruire percorsi più rispettosi dei bisogni reali del bambinə ma anche dell’intero sistema familiare.
Abbiamo parlato delle paure, di ciò che blocca, di quel timore legato al “sapere”, perché conoscere significa anche accettare che le cose potrebbero non essere come le avevamo immaginate.
E infine abbiamo dato spazio anche a qualcosa di cui si parla meno, e cioè al sollievo, a quella sensazione che arriva quando finalmente ciò che stai vivendo trova un nome, una spiegazione, una cornice che lo rende sì, reale e legittimo, ma che ti permette anche di smettere di sentirti solə o sbagliatə.
💛Per scoprire il lavoro di Valentina Aveta www.valentinaaveta.com
Oppure su Instagram: @valentina_aveta_
A presto.
Silvia





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