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Ti odio”: cosa sta dicendo davvero tuo figlio e come gestire questi momenti

  • Immagine del redattore: Silvia
    Silvia
  • 13 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min
ti odio
"I bambini hanno più bisogno di modelli che di critici." — Joseph Joubert

👨‍👩‍👧 Caro Genitore,



Tuə figliə ti ha mai detto:

"Ti odio."

"Sei cattivə."

"Vai via."

"Voglio un'altra mamma."

"Non sei più il mio papà." ?


Ci sono parole o frasi che sembrano avere un peso tutto loro.

Hanno l'incredibile capacità di ferirci, di smuoverci, di farci provare fastidio, fino ad un vero e proprio misto di dispiacere e delusione.


Nel lato più vulnerabile di noi, soprattutto quando è un esserino così piccolo ad utilizzare parole così determinate, che poi non sono altro che il delimitarsi di una presa di posizione, di un rimarco di identità, di un'espressione di disappunto durante un momento di tensione, è facile pensare che quelle frasi siano una sorta di valutazione del nostro ruolo o della relazione.


Se non si è a conoscenza dello sviluppo del bambinə, se non si affina il pensiero, se non si prova a tratteggiare sempre più nettamente le competenze cognitive delle varie fasi, quello che potrebbe succedere dunque è reagire d'istinto, fare il gioco dell'automatismo, scendere di grado, battere forte anche noi i piedi. 


Ci serve invece partire dal presupposto che no, non ci odia, no, non siamo bruttə e cattivə come dice, e no, non lo crede davvero, e che invece l'uso di quelle frasi da treenne (ma vale fino ai 7, ve lo posso garantire :-), sono invece la traduzione di un tutto che non si è in grado di esprimere in altro modo. 



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Cosa sta succedendo quando dicono "ti odio"?

Dobbiamo chiarirci sul fatto che i bambinə usano le parole più forti che conoscono per esprimere quello che sentono. Si tratta di emozioni che li riempiono di rumore, che li smuovono nel corpo e di cui ancora non sanno che farsene, né di come accoglierle o regolarle. 


E' veramente importante comprendere che non stanno facendo una valutazione del nostro essere mamma o papà, che non stanno misurando davvero quanto ci vogliono bene e non stanno scegliendo deliberatamente le parole più machiavelliche per ferirci.


La rabbia, la frustrazione, la delusione, la tristezza o il sentirsi impotenti possono diventare talmente intense da trasformarsi in parole che noi sappiamo essere altrettanto enormi ma loro no, perchè, in fondo sono le uniche che - per ora - conoscono.


Se al contrario potessero contare su un vocabolario più ampio, direbbero qualcosa che suona e più o meno così: 


"Quello che sto sentendo dentro è troppo grande per me e non so come fartelo capire." 


oppure 


"Sono così arrabbiato per non poter fare quella roba lì, che sfogo tutta la mia rabbia su di te, perchè non so cos'altro fare o come altro dirlo."



Sarebbe bello avere un traduttore automatico, vero?


Finché non lo inventeranno però dobbiamo fare con quello che abbiamo, e definito che non ci sono volontà fendenti e che le espressioni usate sono verosimilmente le uniche conosciute e quindi quelle più facilmente utilizzabili, tocca a noi scegliere cosa dire, come rispondere, cosa farcene di una conversazione così importante e delicata.



🚫 4 risposte da evitare (perché, suvvia, siamo o non siamo gli adulti?)

Partiamo dalle espressioni da evitare e perchè :


1️⃣ Rispondere con ricatti emotivi


"Allora non ti voglio più bene anch'io.""Non dirmi così o mi farai piangere. Sei contentə se piango?"


Quando rispondiamo in questo modo, anche senza volerlo, stiamo spostando il peso delle nostre emozioni sulle spalle di nostrə figliə che, oltre a non avere le risorse per sostenerle, non dovrebbe avere, né ora né mai, l'onere di doversene preoccupare. 


2️⃣ Minimizzare o negare

"Ma dai, non è vero che mi odi.""Non dire così che non è carino."


Anche se l'intenzione è calmare la situazione, il rischio è quello di comunicare che ad alcune emozioni non vada dato spazio o che alcuni stati d'animo vadano nascosti, zittiti o repressi perché scomodi (per agli altri).


3️⃣ Punire 

"Vai in camera tua finché non chiedi scusa.""Chi parla così non merita..."


La rabbia, di per sé, non è il problema. È un'emozione che porta informazioni importanti, che vanno accolte e approfondite. Se però quando espressa viene punita o allontanata, tuə figliə potrebbe iniziare a credere che alcune parti di sé, di quello che prova o sente dentro,  siano sbagliate.


4️⃣ Prenderla come un attacco personale

"Con tutto quello che faccio per te..."


Prendere la rabbia e le sue espressioni come un attacco personale interrompe il contatto emotivo proprio nel momento in cui sarebbe più necessario. 



🌱 Il tuo modo di rispondere 


Forse non ci pensiamo abbastanza, ma la verità è che è in tutti questi micro momenti, così comuni, così difficili, così ciclici, che si costruiscono i pezzi più importanti della relazione.


Come sempre quindi scegliere come rispondere, invece di reagire, è l'unico gesto a cui prestare davvero attenzione.


Quando tuə figliə ti dice "ti odio", la prima cosa di cui ha bisogno non è sapere che tu sei feritə (come abbiamo detto non dovresti esserlo perchè non sta parlando di te, ma a te), che non è carino, che non te lo meriti, ma è sapere, sentire, vedere che tu sei ancora lì, solidə, che non te ne vai, che resti. 


E non devi nemmeno trovare una risposta perfetta, sai? 


Basta qualcosa di calmo e breve, che separi la sua emozione dalla tua stabilità. Ad esempio:

  • "Vedo che sei molto arrabbiatə. Sono qui."

  • "Va bene se sei arrabbiatə con me. Ti voglio bene lo stesso."

  • "Ok, ci sta. Calmiamoci un po' e poi ne parliamo."


Rimanendo una presenza stabile, anche se dentro di te senti agitazione o fatica, stai offrendo qualcosa di più profondo, di più pieno, di più significativo  di una semplice risposta giusta.


Stai dicendo:

Puoi fidarti di me anche quando stai male

Le emozioni intense esistono e possono essere attraversate

Il mio affetto per te non vacilla, nemmeno nel conflitto

Esistono tanti modi per comunicare quello che senti, te li posso mostrare




Prima di salutarci...


Siamo arrivati alla fine, Caro Genitore, e come avrai capito, queste frasi non raccontano davvero quanto tuə figliə ti vuole bene, quanto si fida di te o che relazione avete costruito insieme.

Si tratta invece di esprireme un'emozione troppo grande, una frustrazione che trabocca, un sentire che ancora non ha trovato parole più precise, più definite, più accurate.


E forse la parte più difficile — e allo stesso tempo più preziosa — è proprio questa: ricordarci che nei momenti in cui sembra allontanarci, nostrə figliə ha bisogno esattamente del contrario.


A presto.

Silvia



 
 
 

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