Ansia genitoriale: cause, segnali e passi utili
- Silvia

- 15 mag
- Tempo di lettura: 5 min

“La maturità è la capacità di tollerare l’incertezza.” — John Huston Finley
👨👩👧 Caro Genitore,
Essere genitori è uno degli atti d'amore più profondi che esistano. Ed è diventato anche uno dei terreni più fertili per l'ansia.
Onde evitare di fraintenderci e gettare invece le basi di una comunicazione in cui capirsi, quando parliamo di ansia genitoriale non intendiamo quella paura acuta che senti quando vedi cadere tuə figliə dalla bici, quando ha la febbre alta alle tre di notte, quando lo accompagni al primo saggio di danza, quando dormirà per la prima volta dai nonni. Quella sensazione pancina è sana: ti muove, ti fa agire, ti dice che tieni a qualcosa, ti permette di scandagliare possibili scenari e prepararti ad essi (non a tutti chiaro, ma almeno alla maggior parte di loro).
Quello di cui ti parlo in questo articolo è uno stato di agitazione e preoccupazione costante, continuo, pervasivo, fino a diventare sproporzionato nella vita, e di cui nostrə figliə diventa protagonista.
Il momento in cui inizia (e non te ne accorgi)
Nessun genitore si sveglia un mattino e decide di essere ansioso.
L'ansia genitoriale si costruisce per accumulo, mattoncino dopo mattoncino, partendo da un pensiero che ci pare totalmente razionale, fintanto che non diventa l'unico:
"Devo assicurarmi che stia bene".
Il tentativo di prevenire ogni rischio, fisico, emotivo, relazionale, può portare a costruire quasi senza accorgersene un'abitudine fatta di controllo, verifica costante e anticipazione sistematica di ogni difficoltà.
Si finisce, quasi senza accorgersene, con l'inforcare nuove lenti dal filtro blu con cui guardare il figliə non più come una persona che cresce, ma come una fonte di rischi da anticipare e problemi da prevenire.
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Le radici psicologiche dell'ansia genitoriale
L'ansia genitoriale ha radici che affondano in terreni diversi, spesso sovrapposti, dai bordi frastagliati e sfumati:
La storia personale.
Spesso chi è cresciuto in un ambiente imprevedibile, poco sicuro o, al contrario totalmente iperprotettivo tende a replicare, più o meno coscientemente, o a estremizzare al polo opposto — "da piccolə sono statə poco calcolatə e quindi non sarò per miə figliə quel tipo di genitore che io stessə ho avuto", tanto per fare un esempio — quei pattern. Chi, poi, ha avuto genitori molto ansiosi può aver interiorizzato il messaggio che il mondo è, sempre e a prescindere, pericoloso e che la vigilanza costante è l'unica risposta possibile al fine di garantirsi la sicurezza.
Il senso di responsabilità totale.
La cultura contemporanea carica i genitori di innumerevoli aspetattive, e una su tutte è quella di poter — anzi, dover — garantire la felicità e il successo dei propri figliə. Sentendosi portatori di questo onere, credenodsi l'unica variabile nella realizzazione del propriə figliə, ogni errore diventa una minaccia, ogni momento di difficoltà diventa una colpa, ogni comportamento diventa oggetto di giudizio.
L'incertezza del futuro. Vivere in un tempo di incertezza, sia questa sociale, economica, climatica, relazionale (tanto per citarne alcune), non di rado può proiettare sul figliə, quella stessa instabilità che si fatica a reggere, e quello che potrebbe diventare un'occasione per allenare fiducia e autonomia, proporzionale e fisiologica alla crescita, finisce per cedere il passo al controllo.
L'amore come sentimento totalizzante. Paradossalmente, l'ansia genitoriale potrebbe derivare anche dal bisogno di conferme costanti sull'unicità, solidità e intensità del legame. Più si ama qualcuno, più si è vulnerabili alla paura di perderlo o di non essere abbastanza per tenerlə con noi.
Come si manifesta nella vita di tutti i giorni
L'ansia genitoriale non ha sempre il volto drammatico che immaginiamo, ma più spesso che no, indossa abiti ordinari traendoci in inganno.
Il denominatore comune è un'incessante pensiero in riferimento al figliə anche quando non ce ne sarebbe l'urgenza, il bisogno, la necessità.
La ricerca dell'errore educativo
Cercare conferme per ogni scelta.
Cambiare approccio ogni tre giorni.
Sentire il bisogno di “fare la cosa consigliata” senza cercare di capire cosa funziona nella propria famiglia.
Fare domande continue al figliə su come si sente, come sta, cosa pensa per rassicurarsi
Non tollerare il disagio o le emozioni intense
Molti genitori confondono:
accompagnare un’emozione spiacevole
con
eliminare qualsiasi frustrazione.
Ma crescere significa anche:
aspettare,
annoiarsi,
arrabbiarsi,
attraversare piccoli conflitti sicuri.
Vivere il giudizio ovunque
Crisi in contesti pubblici
Commenti o sguardi di altri genitori o di parenti e amici
Confronto con le vite social altrui
Qualche punto di riferimento (non una lista di soluzioni)
Uscire dall'ansia genitoriale è possibile — e dirlo non è un atto di ottimismo ingenuo, ma il riconoscimento di qualcosa che molti genitori hanno vissuto davvero. Non accade tutto in una volta, e certo, difficilmente avviene senza un certo grado di onestà con sé stessi, la disponibilità a guardare da vicino i propri schemi, chiedersi da dove vengono certe reazioni, distinguere ciò che appartiene all'Altro da ciò che, in realtà, appartiene a noi.
È un lavoro che si fa nel tempo, spesso a strati, e che non segue una linea retta, ma movimenti di danza a volte fatti di chiarezza e a volte in cui sembra di ricominciare da capo.
Alcune cose da cui cominciare:
Chiedersi: è un pericolo reale o una mia paura proiettata?
La domanda richiede una sosta, un momento di distanza dalla reazione immediata, quasi un passo indietro dentro sé stessi prima di agire. Si tratta di una pratica che si allena nel tempo, e che all'inizio può sembrare innaturale proprio perché l'ansia ha la caratteristica di presentarsi sempre come urgente, sempre come giustificata, sempre come l'unica risposta possibile.
Distinguere il prendersi cura dal controllare.
Prendersi cura significa essere presenti, disponibili, capaci di sostenere senza sostituirsi; significa trasmettere al figliə la certezza che, se cade, qualcuno ci sarà lì per ləi, senza però impedirgli di camminare in autonomia. Controllare nasce dall'incapacità di tollerare che l'altrə, anche se piccolə e ancora inespertə, abbia un'esperienza propria, autonoma, che sfugge alla nostra gestione. La differenza tra i due atteggiamenti, nella vita quotidiana, sta spesso in gesti minimi, come scegliere di tendere una mano dopo, piuttosto che prima, o restare in silenzio un po' più a lungo piuttosto che anticipare.
Riconoscere che l'imperfezione fa parte della crescita.
Imparare ad accettare l'imperfezione, la propria e quella dei figliə, è forse uno degli antidoti più profondi all'ansia genitoriale, e anche uno dei più difficili da mettere in pratica in una cultura che tende a misurare tutto e a correggere subito ogni deviazione dal percorso atteso. Permettersi di vedere i possibili inciampi con curiosità invece che con allarme è già un cambiamento di prospettiva significativo.
Cercare supporto invece di voler gestire l'ansia da soli.
Quando l'ansia diventa una presenza costante, difficile da arginare con le sole risorse personali, cercare supporto è un atto di lucidità e di cura verso sé stessi e verso i propri figliə. Parlare con un professionista espertə significa prendere sul serio il proprio benessere emotivo, riconoscere che certi nodi hanno radici profonde che è difficile sciogliere da solə, e scegliere di lavorarci con strumenti adeguati. Spesso è proprio questo gesto, all'apparenza rivolto a sé stessi, quello che produce i cambiamenti più visibili anche nel rapporto con i figliə.
Prima di salutarci...
Siamo arrivati alla fine, Caro Genitore, e come avrai capito, l'ansia genitoriale non ti rende un cattivo genitore, ma un essere umano che fatica a reggere l'incertezza di ciò a cui tiene di più.
Riconoscerla — anche solo nominarla — è già un grande cambiamento perchè l'ansia che resta nell'ombra, che viene ignorata, che non viene vista, si alimenta da sola.
L'obiettivo non è smettere di preoccuparsi, ma fare in modo che la preoccupazione diventi un segnale da ascoltare e non una voce a cui obbedire.
A presto.
Silvia





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