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Il ritorno a scuola comincia prima del primo giorno: come aiutare i bambini ad affrontare separazione e nuove routine

28 ago
Tempo di lettura: 6 min
scuola
“I bambini diventano più sicuri man mano che riescono a prevedere ciò che accadrà.” - Janet Lansbury


👨‍👩‍👧 Caro Genitore,


Settembre ha questa strana capacità di sembrare un nuovo inizio anche quando, tecnicamente, nuovo non è.

Si torna alla routine classica fatta di impegni, lavoro, attività, sport, laboratori, feste di compleanno, pranzi delle domeniche, visite dal dentista.


Per praticamente tutti, è sinonimo di scuola e sì, anche di separazione.


Per alcuni bambinə lo è davvero una nuova esperienza: primo giorno di materna o di elementari (mi piace chiamarle ancora così), il primo ingresso in un posto senza mamma o papà, primi adulti di riferimento fuori dalla famiglia, magari la prima volta in cui qualcuno dice loro “ci vediamo dopo” e quel dopo sembrerà per un po' un concetto piuttosto misterioso.


Per altri è un ritorno. Conoscono già la scuola, sanno più o meno cosa aspettarsi e magari non vedono l'ora di ritrovare gli amici. Eppure possono comunque fare fatica, perché nel frattempo sono cambiati gli orari, la classe, l'insegnante, le aspettative, oppure semplicemente perché dopo mesi con un ritmo diverso bisogna adattarsi di nuovo.


Una cosa che trovo utile tenere a mente in entrambi i casi è che la prevedibilità dà sicurezza. 


Le emozioni possono essere grandi e anche molto scomode, ma diventano ancora più difficili da gestire quando ci colgono completamente di sorpresa.


Quindi in queste settimane non cercherei tanto il modo di convincere un bambinə che andare a scuola sarà bellissimo. Cercherei piuttosto di aiutarlə a costruire una piccola mappa di quello che succederà.




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Se tuə figliə sta per iniziare la scuola o l'asilo


La prima separazione è una gran fatica, per loro e spesso anche per noi.



Cosa puoi fare prima: rendilo reale


  • Raccontagli cosa succederà, usando riferimenti concreti. “Domani andiamo in questa scuola. Ti accompagno io. Entriamo da quella porta, ti saluto e tu rimani con la maestra. Dopo pranzo torno a prenderti.” Più è piccolə, meno servono spiegazioni lunghe e più aiutano sequenze semplici, con dettagli che possa riconoscere e ricordare facilmente (pranzo, nanna, merenda).

  • Rendete la scuola un posto reale. Fate insieme la strada che farete al mattino, passate davanti all'ingresso, guardate le foto della scuola o della classe se le avete. Potete anche indicare il punto in cui vi saluterete e quello in cui vi ritroverete: così “andare a scuola” comincerà ad avere forme e luoghi concreti.

  • Parlatene, ma senza trasformare i giorni prima in un conto alla rovescia. Non serve ricordargli ogni giorno che “tra due settimane inizia la scuola” o chiedergli continuamente se è emozionato. Introduci l'argomento quando c'è qualcosa di concreto da preparare e lascia che sia anche ləi a tornarci quando ne sente il bisogno.



Roleply: prepara le parole


A volte le domande arrivano tutte insieme: “E se mi manchi? E se non conosco nessuno? E se non mi piace?” La tentazione è rassicurare subito con un “vedrai che andrà benissimo”, soprattutto perché vorremmo davvero che fosse così.

Non limitiamoci a liquidare queste emozioni, cerchiamo invece di accogliere quello che ci sta dicendo e dargli un piccolo piano per affrontarlo.


“E se mi manchi?”

“Può succedere che io ti manchi. Tu mi mancherai sicuramente. Quando succede puoi pensare al nostro saluto / tenere il tuo piccolo [oggetto] / dirlo alla maestra. E poi, dopo [momento concreto della giornata], io tornerò a prenderti e ci daremo un grande abbraccio lungo quanto ci siamo mancati.”


“Io non voglio andarci.”

“Lo so, avresti voglia di restare con me. Domani però andremo a scuola. Io ti accompagnerò fino all'entrata, faremo il nostro saluto e poi tornerò a prenderti dopo [momento concreto].”


“E se non ci sono i giochi che mi piacciono?”

“Non sappiamo ancora quali giochi ci saranno. Quando arriviamo puoi guardarli e vedere se ce n'è uno che ti incuriosisce. Se non sai cosa fare, puoi chiedere alla maestra di aiutarti a scegliere.”


“Non conosco nessuno.”

“È vero, all'inizio ci saranno tante persone che ancora non conosci. Piano piano imparerai i loro nomi e loro impareranno il tuo. Se all'inizio non sai con chi stare o cosa fare, puoi stare vicino alla maestra e chiederle di aiutarti.”


“E se…?” 

“Questa cosa ancora non la sappiamo. Però possiamo prepararci insieme: se succede, cosa potresti fare? Chi potrebbe aiutarti?”



Cosa puoi fare durante: il momento del saluto


Una routine della separazione dovrebbe essere semplice, il più semplice possibile. Si arriva, si sistemano le cose (nel caso della scuola dell'infanzia), ci si saluta — magari sempre con lo stesso piccolo gesto o con le stesse parole — e si ricorda che tornremo a prenderlə.


Se dovesse piangere, la tentazione, potrebbe essere rimanere finché non smette. Un altro abbraccio, un'altra spiegazione, ancora trenta secondi. Solo che così il confine del saluto continua a spostarsi e il bambinə non sa più bene quando arriverà davvero il momento in cui andremo via.


Allo stesso modo eviterei di approfittare di un momento in cui è distrattə per sgattaiolare fuori. Può sembrare la soluzione più indolore, perché abbiamo evitato il pianto. Ma se stiamo cercando di rendere la separazione prevedibile e parte della quotidinità, sparire potrebbe rendere più difficile capire cosa succederà la volta successiva, generando paura e preoccupazione.


Potremmo usare un copione simile ogni mattina, generano familiarità nella situazione:

“Adesso vado. Tu puoi stare con la maestra o andare a giocare. So che può essere difficile salutarsi. Ci vediamo dopo [momento concreto] che torno a prenderti.”


Non serve promettere che non piangerà, che si divertirà sicuramente o che dopo cinque minuti gli sarà passato. Possiamo lasciargli anche la possibilità di fare fatica.

E se con un genitore il distacco è molto più difficile che con l'altro, per un periodo può avere senso osservare anche chi accompagna. Non come trucco per evitare per sempre quella separazione, ma come elemento della routine da considerare.


E noi come stiamo?


In ultimo, ma non meno importante c'è come stiamo noi mentre salutiamo.


A volte il genitore sta facendo molta più fatica del bambinə. È comprensibile, soprattutto quando è la prima separazione importante, ma vale la pena osservare se nel saluto stiamo cercando rassicurazione proprio da ləi: continuiamo a chiedergli se è sicuro, se sta bene, se vuole davvero entrare, aspettiamo un sorriso prima di sentirci autorizzati ad andare.


Possiamo essere dispiaciuti e agitati senza chiedere implicitamente a nostrə figliə di dimostrarci che possiamo stare tranquilli.



Se ricomincia un nuovo anno


Con i bambinə che tornano a scuola la separazione magari non è la parte centrale (anche se si può applicare tutto quanto detto sopra, ovviamente).


Spesso il cambiamento apre da tutta un'altra porta: tornano la sveglia, gli orari, il vestirsi quando bisogna vestirsi, la colazione con un occhio all'orologio e quel “dai che siamo in ritardo” che durante l'estate avevamo un po' dimenticato.



Cosa puoi fare prima: anticipa con gradualità


Il nostro sistema, il nostro corpo, la nostra mente hanno bisogno di riabituarsi ai ritmi più serrati che viviamo durante l'anno.


Quindi ecco cosa farò io, che puoi copiare anche tu:

  • riprenderò gli orari gradualmente, senza provare a rivoluzionare sonno, pasti, risveglio e organizzazione familiare negli ultimi tre giorni.

  • farò una piccola “prova generale” della mattina: svegliarsi, prepararsi, fare colazione e uscire con una sequenza più simile possibile a quella che avremo a scuola - in questo il campus estivo di settembre ci agevolerà molto.

  • ri-creerò insieme a Tobi (mio figlio) una lista visiva o scritta delle cose che bisogna preparare la sera prima e quelle che vanno fatte la mattina per non dimenticare nulla.



Cosa puoi fare durante: le cose che ti (ci) fregano


Il problema del rientro non è tanto la scuola, quanto il ritorno alla fretta.


Per questo mentre rimettiamo in piedi la routine terrei a bada un paio di cose che spesso concorrono a renderci nervosi:


[A proposito di routine, se ti interessa ho una mini-risorsa su questo. La trovi qui: CheckList della Routine Gentile]



  • Terrei basse le aspettative sulle autonomie. Tuə figliə sa ancora mettersi le scarpe, non ha dimenticato come ci si veste durante l'estate, sa dove trovare lo spazzolino e lo zaino. Eppure potrebbe improvvisamente chiederti di aiutarlə molto più di quanto facesse a maggio. Durante un grande cambiamento possono ricomparire richieste che pensavamo superate. Prima di trasformare ogni “mi aiuti?” in una battaglia sull'autonomia, possiamo chiederci quante altre cose stia già gestendo in quel momento senza rispondere “Ormai sei grande” oppure "Dai che lo sai fare da solə" per non aggiungere un'altra richiesta proprio mentre sta cercando di adattarsi a parecchie novità insieme.

  • Diamoci più tempo di quello che credevamo servisse. Dopo pochi giorni, quando pensavamo di aversa scampata, potrebbe arrivare il: “Voglio stare a casa” "Non voglio andarci a scuola". Non dobbiamo iniziare subito ad interrogarci su significati nascosi di queste frasi e di questo momento. Possiamo ascoltarlo senza intervenire. Così come possiamo ascoltare un “non mi piace la nuova maestra” senza dover liquidare con un “ma vedrai che è bravissima” e senza nemmeno iniziare con un interrogatorio. Diamoci tempo, diamoci la possibilità di lasciare spazio e riabituarci ai nuovi contesti.


Prima di salutarci...


Siamo arrivati alla fine, Caro Genitore, e come avrai capito, il ritorno a scuola, alla fine, non si esaurisce nel riuscire a entrare dal cancello senza piangere, ma nell'imparare nuove sequenze, nel tornare a sostenere giornate più piene, nell'accomodarsi in richieste diverse e persone diverse.


E' scoprire, un giorno dopo l'altro, che una routine che all'inizio richiedeva tantissima energia piano piano inizia ad essere conosciuta e ciclica.



A presto.

Silvia



 
 
 

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